Biographia di Andy Wildi


Andy Wildi, nato a Baden nel 1949, frequenta la Scuola d’Arti Applicate a Zurigo (F+F) e Basilea, in seguito lavora quale artista a Baden, poi nell’Ateliergemeinschaft Spinnerei a Wettingen e dal 1984 a Novaggio TI.

Un soggiorno di studio lo porta in Inghilterra. Ad Andy Wildi è stata attribuita ben tre volte la Borsa Federale e si è fatto un nome anche con lavori nel settore pubblico. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni e sono visibili regolarmente in ambito di esposizioni.


Sabine Altorfer über Andy Wildi - Text aus dem Buch "Ansichtssachen"

Realismo puro?


Sabine Altorfer parla di Andy Wildi
Testo tratto dal libro "Ansichtssachen"

Eine Strassenkreuzung im Anschnitt, halb im heissen Sonnenlicht, halb im Schlagschatten. An der linken Ecke angeschnitten ein blaues Haus, Nr. 25, gegenüber als Bildmittelpunkt das "Hotel Terminus", rot, alleinstehend, bunkerartig, die Fenster symmetrisch, die weissen Storen teilweise geschlossen, zwei Buchsbäumchen in Kübeln am Eingang deuten an, hier könnte man übernachten. Doch die Szenerie wirkt ausgestorben, die Palme hinter der gelben Mauer links scheint verdorrt, die Tankstelle rechts im Anschnitt leer – terminale Geisterstadt oder bloss genüssliche Mittagsruhe hinter heruntergelassenen Sonnenstoren? Ähnlich die "Bar Centrale": eine Strassenecke, ein oranges, eine gelbes, ein weisses Haus, alle einfach kubisch aufgebaut, mit Balkonen oder Vorsprüngen, die Fassaden von der Sonne voll beschienen, die Fenster mit teilweise geschlossenen Läden. Dann um die Ecke im Schatten eine Werkstatt grau-blau und abschliessend nochmals ein dreigeschossiges Haus, orange-gelb, die Fassade leicht bröcklig und fleckig. Trottoir und Strasse sind menschenleer, klinisch sauber, nur der einsame Stuhl und der schmale Tisch vor dem Eckhaus, der Bar Centrale, verweisen auf die Präsenz von Menschen, die sich nach der Mittagshitze hier vielleicht treffen könnten, doch grossartig wird das Leben nicht sein, eher banal, alltäglich halt.



Nell’era della tivù dovrebbe essere facile comunicare. Ma è tutt’altro che scontato, perché il linguaggio dell’evidenza sarà sì perentorio ma anche incompleto.

Andy Wildi: Assolo di pittore


di Dalmazio Ambrosini

Nell’era della tivù dovrebbe essere facile comunicare. Ma è tutt’altro che scontato, perché il linguaggio dell’evidenza sarà sì perentorio ma anche incompleto. Allora occorre andare più in profondità per capire le cose e comunicarle, occorre tener conto di tanti fattori, interni ed esterni, come fa Andy Wildi con la sua pittura. Le sue immagini, da osservare con estrema attenzione, racchiudono indizi anche minimi di passaggi non rilevati, trattengono sinopie di annotazioni affidate al tempo, intrecciano una dopo l’altra storie piccole e anche minime, per poi leggerle attraverso la filigrana della memoria. Recuperano insomma tracce flebili, quelle che normalmente si perdono nel baccano della Modernità e nella babele della comunicazione.
Non so se questa ricerca minima (questa sfida?) sia più o meno popolare. Forse – ci dice l’opera di Andy Wildi – stanno guadagnando terreno le piccole storie quotidiane sulla grande Storia ufficiale. Forse, e sarebbe ora, sta mutando il vento delle riverenze, nel senso che stanno tornando a galla i contrafforti della percezione personale delle cose; là dove, per dirla con Edgard Morin, "capire è ascoltare, capire è immedesimarsi”. E allora, una volta immedesimati, una volta diventati parte integrante dello scenario, ecco mettersi in moto il treno dell’immaginazione, che va a recuperare anche il versante mitico delle cose. Là dove hanno perso la loro oggettività e la loro funzione, dove si caricano di significati diversi rispetto a quelli scontati. E da qui nascono domande. Ad esempio: a cosa serve una porta che semplicemente si apre e si chiude?
Per Andy Wildi non è più nemmeno una porta. Diventa quella che per Paul Ricoeur è una "metafora generativa”; un qualcos’altro che raccorda memoria e immaginazione, storia e mito, e così facendo apre ad una serie infinita di significati dei quali il più scontato è il meno vero.